Omeopatia

omeo11Il padre dell’omeopatia è il medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843), anche se già nell’antichità il medico greco Ippocrate (III secolo a.C.) aveva intuito la similitudine e nel ’500 il medico tedesco Teofrasto Bombast von Hohenheim detto Paracelso (1493-1542) formulò pensieri molto simili e rivoluzionari per quell’epoca.
Proprio traducendo le lingue ed un testo in cui si parlava della corteccia di china, Hahnemann notò che la china che veniva utilizzata contro la febbre intermittente agiva perché era in grado di indurre sintomi simili a quelli della febbre intermittente nell’uomo sano. Era il 1790 (più di duecento anni fa). L’omeopatia era nata.
Hahnemann iniziò poi a diluire la sostanza e a fare esperimenti su se stesso e sui suoi allievi, ricordando la legge di Ippocrate «Similia similibus curentur» &endash; i simili si curino con i simili. Confermò che la sostanza che intossica un uomo sano lo fa guarire se gli si somministra la stessa sostanza ma a dosaggi bassissimi.

omeo2Cosa si intende per “Malattia” in omeopatia ?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo innanzitutto chiarire come l’omeopatia considera l’entità”Uomo”.
L’essere umano in omeopatia non è considerato un insieme di organi ed apparati in relazione organica tra di loro, ma un “Sistema biologico” caratterizzato da un elevato grado di ordine che si mantiene senza l’intervento di alcun agente ordinatore esterno.
Condizione indispensabile perché tale ordine interno si mantenga è che il Sistema biologico possa dissipare tutta l’energia che produce attraverso i processi metabolici o attraverso quelli che prende dal mondo esterno (calore, cibo, emozioni, sentimenti…).
Produzione e dissipazione di energia rappresentano due meccanismi intimamente connessi. Un ostacolo alla dissipazione di energia costituisce quindi la premessa alla malattia, costringendo l’organismo vivente ad aprirsi canali secondari esonerativi. Se ad esempio “blocchiamo” con pomate un’eruzione cutanea, l’organismo sposterà il suo tentativo di auto depurazione su un altro organo emuntore (il polmone, ad esempio).
Da queste premesse possiamo considerare la malattia come un mezzo attraverso il quale un organismo vivente cerca di mantenere il suo ordine interno in condizioni ambientali avverse al fine di garantire la sopravvivenza del genere umano.
Intendendo per Energia vitale la Materia “informata”, possiamo definire la malattia disarmonia dell’Energia vitale.

PRINCIPI FONDAMENTALI IN OMEOPATIA

omeo4L’omeopatia è una metodica terapeutica basata su quattro principi fondamentali:

  • La legge dei simili
  • Specificità medicamentosa
  • La dose infinitesimale
  • Legge di Hering o di guarigione

La legge dei simili

“Nell’organismo vivente un’affezione dinamica più debole è eliminata in modo duraturo da un’altra più forte se quest’ultima (di specie diversa) le assomiglia molto dal punto di vista della sua manifestazione”. (dall’Organon)
“similia similibus curantur”
In natura esistono infatti sostanze che, se assunte da individui sani per un certo periodo di tempo, sono in grado di produrre sintomi tipici della sostanza stessa (intossicazione). Sappiamo inoltre che ogni malattia è caratterizzata da un quadro sintomatologico che le è tipico. La ricerca dell’analogia tra i sintomi della malattia di un paziente e quelli provocati dalla somministrazione di una sostanza naturale ad una persona sana (ottenuta tramite sperimentazione detta prooving), è alla base dell’operato del medico omeopatico (similia similibus curantur).
Alla propria dottrina basata sul principio dei simili Hahnemann diede il nome di “Omeopatia” e riservò invece il nome di “Allopatia” alla pratica medica secondo la quale per la cura di una malattia devono essere usati quei farmaci che hanno effetto contrario ai sintomi della malattia in atto.

Specificità medicamentosa

“Ogni medicamento produce effetti specifici nel corpo umano e nessun’altra sostanza medicinale può dare origine ad altri effetti che siano del tutto simili a quelli”. (dall’Organon)
Secondo questo postulato possiamo affermare che l’interesse del medico omeopatico non è sicuramente la diagnosi di malattia, bensì la diagnosi di “rimedio”, cioè di quel medicamento che nel sano provoca i disturbi “più simili” a quelli presentati dal nostro paziente in esame. In natura infatti non esiste una sostanza che somministrata ad un paziente sano produca effetti uguali ad un’altra (patogenesia del rimedio).

La dose infinitesimale

La sostanza che si somministra ha esclusivamente funzione di “stimolare” la reazione, è la miccia che fa esplodere la bomba e come tale più che elevata nel dosaggio deve essere “specifica” per i disturbi del paziente.
Diluizione e dinamizzazione aumentano progressivamente l’azione dei medicamenti. Qualunque sostanza o Medicamento agente sulla vitalità è in grado di determinare un’alterazione dell’equilibrio della Forza Vitale e di conseguenza un cambiamento dello stato di salute della persona. Questo effetto è dovuto quasi esclusivamente alla sostanza somministrata e viene chiamato “Effetto Primario”: è utilizzato dalla medicina allopatica.
Alla somministrazione di una sostanza la Forza vitale si oppone con carattere conservativo sempre a favore della vita, questo grazie al fatto che l’organismo umano appartiene alla categoria dei “Sistemi omeostatici” caratterizzati da una omeostasi fisiologica regolata da interscambi di informazioni biologiche e da tutte quelle attività che tendono a conservare costanti, o entro certi limiti accettabili, le varianti del Sistema. Chiameremo quindi questo “Effetto secondario”, utilizzato dalla Medicina omeopatica.
Considerato che l’azione curativa in Medicina omeopatica sfrutta la reazione dell’organismo, la sostanza che si somministra ha esclusivamente funzione di “stimolare” alla reazione, è la miccia che fa esplodere la bomba e come tale più che elevata nel dosaggio deve essere “specifica” per i disturbi del paziente (meccanismo d’azione sotto certi aspetti paragonabile alla vaccinazione).

Legge di Hering o di guarigione

Per la caratteristica “centrifuga” della cura omeopatica che mira a “buttar fuori” la malattia anziché tendere a sopprimerla.
Nelle “vere” guarigioni, dopo la somministrazione del rimedio corretto, il paziente non giunge allo stato di pieno benessere in modo casuale, bensì seguendo un iter scandito da una legge ben precisa di eliminazione dei sintomi.
I sintomi spariranno dall’alto verso il basso (il che vuol dire che sparirà prima uno stato d’ansia che una pirosi gastrica); spariranno dall’interno verso l’esterno (al miglioramento di un’asma può far seguito un peggioramento di un eczema cutaneo che poi a sua volta migliorerà e non viceversa) questo per la caratteristica “centrifuga” della cura omeopatica che mira a “buttar fuori” la malattia anzichè tendere a sopprimerla.
Spariranno inizialmente i sintomi che sono comparsi più recentemente e in un secondo tempo quelli che hanno un’origine più remota nel tempo.

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Le Diluizione

Un medicinale omeopatico è sempre diluito. Le diluizioni partono dalla 4 CH (prima non si ha alcun effetto) e possono arrivare fino alla 10.000 CH.
Pertanto sull’etichetta dei farmaci si troveranno sempre dei numeri che possono essere 4-5-6-7-9-15-30-35-200-1000-10.000 seguiti dalla sigla ‘CH’ o ‘K’ o ‘DH’ o ‘P’.
I numeri e la sigla definiscono la diluizione e la dinamizzazione del farmaco.
Per preparare un farmaco si parte sempre da una Tintura Madre (TM) che può essere di origine animale, vegetale o minerale. Una parte di TM viene messa in 99 parti di alcool e acqua e dinamizzata per 100 volte. La dinamizzazione (cioè l’agitazione energica del flacone dall’alto in basso) è il «sine qua non» perché il farmaco sia attivo. Questo è, con la diluizione, il ‘mistero’ da scoprire dell’omeopatia. Nel nostro recipiente abbiamo pertanto una miscela di 100 parti tra TM, alcool ed acqua. Di queste parti ne preleviamo solamente 1 e buttiamo le altre 99. Questa parte è la 1 CH (cioè la 1ª centesimale hahnemanniana), ottenuta col procedimento messo a punto dal Dr. Hahnemann.

Dalla 1 CH, con lo stesso procedimento, si arriva alla 2 CH (2ª centesimale). Dalla 2 CH si preleva una sola parte, si mette in altre 99 parti di acqua ed alcool, si dinamizza e se ne ottiene la 3 CH (3ª centesimale), e così via fino a 10.000 CH.

Quindi:

  • la sigla CH si riferisce alla diluizione centesimale;
  • la sigla DH si riferisce alla diluizione decimale;
  • la sigla P è sempre la stessa diluizione CH o DH indicata, ma potenziata, cioè dinamizzata molto di più;
  • la sigla K – si riferisce alla diluizione ottenuta col metodo del Dr. Korsakoff (consigliere dello Zar) o ‘dei flaconi uniti’, un metodo che viene usato solo per la 35ª e le alte diluizioni.

Normalmente le diluizioni si dividono in:

a) basse (4-5-6-7-9 CH)
b) medie (15-30 CH, 35 K
c) alte (200-1000-10.000 CH).
e) basse si usano come rimedi per le malattie acute.

Le medie diluizioni si usano per patologie sistemiche e croniche e sono più mirate delle basse in relazione al paziente trattato.
Le alte diluizioni sono sempre più specifiche.

Le medie e le alte diluizioni sono da usarsi esclusivamente dal medico.
Rimedio unico: contiene un’unica sostanza diluita e dinamizzata. E’ tra questi che si va alla ricerca del “Simillium” in grado di coprire da solo la totalità dei sintomi del paziente.
Rimedio complesso: costituito dall’associazione di più sostanze aventi azione sinergica nei confronti di una determinata patologia. In genere contengono basse diluizioni e si utilizzano nel trattamento delle malattie acute; ottimi come coadiuvanti dell’azione del rimedio unico in quanto dotati di spiccata azione drenante a livello degli organi emuntori.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE

L’omeopatia è indicata per Ogni tipo di patologia che colpisce il corpo , la mente e lo spirito dell’ essere umano.

 

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